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Nuova miss (nigeriana) non piace ai finlandesi E sui social è guerra

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La bellezza nordica? È diventata un’opinione. Anzi una polemica, in questi tempi accapigliati e attaccabrighe

La bellezza nordica? È diventata un’opinione. Anzi una polemica, in questi tempi accapigliati e attaccabrighe.

 Miss Helsinki per esempio te la immagini come da stereotipo, ma anche come tratto caratteristico di popolo, cioè genericamente con i capelli biondi e occhi azzurri o verdi, la pelle bianchissima, il lineamento morbido. Tradizionalmente le finlandesi sono tra le donne più belle del mondo, Pamela Anderson per esempio è di origini finlandesi, così come la nostra Anna Falchi, ragazze molto simili alle svedesi, sogno erotico dell’italiano anni Settanta, biondo, libero e bello. Ma a quanto pare non è più così. Tutta colpa, involontaria, di una ragazzina di 19 anni, Sephora Ikalaba, appena eletta miss Helsinki, capitale della bellezza nordica. Perché Sephora in realtà è una giovane migrante nigeriana, 165 centimetri di altezza riferiscono le note biografiche, nera di pelle e di capelli. Insomma una tipica bellezza africana più che vichinga. In Finlandia a dire la verità molti non la considerano nemmeno una bellezza, e qui si sconfina onestamente nel cafone: c’è chi sui social l’ha battezzata «la più brutta miss degli ultimi anni», chi ha trovato nei suoi lineamenti marcati una somiglianza imbarazzante addirittura con Barack Obama, chi l’ha buttata sul giudizio razzista del tipo di quelli che Calderoli riferì poi pentendosi (speriamo…) sull’ex ministro Kyenge. Ma qui la baruffa estetica in realtà passa in secondo piano rispetto alla polemica politica. Perché il problema non è tanto se la nuova miss Helsinki rappresenti la Bellezza ma se rappresenti la Finlandia. La giuria che l’ha scelta infatti è stata accusata di aver giudicato secondo ideologia per «soddisfare la dittatura terzomondista del politically correct». Siti iper nazionalisti arrivano persino a pretendere punizioni esemplari per i giudici traditori. Non è la prima volta che capita. Ariana Miyamoto, madre giapponese e padre afroamericano dell’Arkansas, fu contestata in patria perché «non ha tratti per rappresentare la bellezza nipponica nel mondo» così come successe da noi con Denny Mendez, di origine dominicana e prima miss Italia di colore. All’algerina Tartag Tinhinane fu rimproverato di aver ringraziato in arabo e francese invece che in dialetto berbero e a miss Libano Saly Greige, addirittura di aver fatto un selfie con l’odiata (dai libanesi) miss Israele, Doron Matalon. Perché forse è relativo che una bellezza debba rappresentare per forza un etnia. Ma di sicuro tutto il mondo è paese.
 
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